Da più di un anno e mezzo il Comune di Roma sta portando avanti una modifica delle Regole del Piano Regolatore che definiscono la gestione del territorio romano, le Norme Tecniche di Attuazione (NTA).
E ieri la modifica è stata approvata.
La nostra città è bollente.
Durante l’ultima ondata di calore, Roma era una delle città più calde del Mediterraneo.
Mentre a Roma facevano 40°C, c’erano piccoli paesi in mezzo al deserto del Sahara in cui ne facevano 36°C. In mezzo al deserto. Dunque sì, a Roma, col mare a 10 km, circondata dalla campagna e quindici paralleli più in su, faceva più caldo che nel sud dell’Algeria.
La causa principale è che la nostra città affoga nel cemento e nell’asfalto. E sarà sempre peggio. C’è un solo modo per rendere la città più vivibile per tuttə: più aree verdi, più alberi, più biodiversità per tutti i quartieri e meno cementificazione.
I 3 Grandi Pericoli
Queste NTA vanno nella direzione opposta e contengono 3 grandi pericoli.
Il rischio di aggravare la mancanza di servizi pubblici.
Le nuove norme consentono di rendere i quartieri ancora più densamente costruiti, anche quei quartieri dove già oggi mancano i parchi, i servizi pubblici, le scuole e le strutture sportive.
In questi casi, non solo le nuove norme consentono di costruire, ma prevedono che qualora non si riescano a realizzare i servizi pubblici necessari per la popolazione, il privato possa pagare il Comune che si occuperà di realizzarli da qualche altra parte. Lontano da chi ne ha bisogno.
Il Comune ha da poco pubblicato un “Piano dei servizi” con la funzione di mostrare la reale presenza di aree verdi e servizi pubblici. Piano che avrebbe reso possibile sancire un principio direttamente nelle NTA: non si può costruire nulla di nuovo finché non ci sono i servizi per chi è già residente. Ma questa opportunità non è stata colta.
Le norme sono in diretto contrasto con la Nature Restoration Law, regolamento europeo del 2024 già in vigore.
Il regolamento prevede che il consumo di suolo netto dei paesi membri debba essere zero. Questo vuol dire che, per ogni edificio costruito, una superficie equivalente di terreno deve essere depavimentata. Perché questo principio non è stato inserito nelle NTA? Avrebbe permesso di tutelare realmente il suolo di Roma, non solo a parole, e avrebbe messo un freno a progetti edilizi che nello scenario climatico attuale rappresentano un pericolo.
La mancanza di edilizia sociale.
Le nuove NTA prevedono che per progetti di oltre 8.000 mq il 10% della superficie si debba dedicare a edilizia sociale.
Perché limitare una misura così importante a progetti grandi e rari, e perché dedicare solo il 10% ad edilizia sociale, quando si parla di progetti così redditizi il cui ritorno sull’investimento è assicurato?
In Spagna, la percentuale di “edilizia protetta” è tra il 10 e il 20% per progetti di riqualificazione urbana, e tra il 30 e il 40% per nuove costruzioni, e questa superficie è resa accessibile per sempre, senza che torni mai sul mercato.
La Denuncia della Cittadinanza
Comitati e movimenti ambientalisti romani denunciano come il processo che ha portato alla modifica delle NTA sia stato condotto senza:
- fornire nessun documento di accompagnamento che spiegasse in un linguaggio più semplice cosa si stava andando a modificare;
- rendere nota la possibilità di presentare osservazioni (che sono comunque state oltre 1000, a testimonianza della presenza di una cittadinanza attiva);
- audire associazioni, comitati e realtà interessate alle NTA, anche dopo che avevano manifestato pubblicamente al riguardo;
- pubblicare sui canali del Comune le controdeduzioni;
- realizzare un vero processo di partecipazione: tutte le osservazioni che vertevano non sulla forma ma sulla sostanza delle nuove norme sono state respinte, spesso senza motivazione. Se le osservazioni alteravano il testo normativo adottato, venivano scartate.
Pochi giorni prima della votazione finale, dopo un presidio organizzato in Campidoglio da un gruppo di realtà e comitati, l’assessorato all’urbanistica ha concesso finalmente un primo incontro. In quell’occasione ha ribadito che le NTA erano blindate e non avrebbero approvato modifiche.
Ha tuttavia anche riconosciuto le mancanze del Comune rispetto a:
- Il mancato aggiornamento della Rete Ecologica, che dovrebbe essere ogni 2 anni, ma è assente da più di 20. L’assessorato si è quindi impegnato a far partire da Settembre il lavoro per l’inserimento di molte nuove aree da tutelare.
- le mancanze generali del Piano Regolatore vigente e la sua incompatibilità con la Nature Restoration Law. Ha quindi aperto, per la prossima consiliatura, alla possibilità di lavorare su una sua variante generale, cioè un aggiornamento generale che tagli le previsioni urbanistiche per arrivare al consumo di suolo zero.
Sono promesse su cui vigileremo con sguardo attento e critico, conosci dei tanti punti disattesi o su cui è mancata una discussione pubblica.
Viste le molte proteste e vertenze aperte nella città serve un cambiamento di approccio e posizionamento da parte dell’Amministrazione.
Saranno questioni che, se lasciate irrisolte, potrebbero deflagrare alla prossime elezioni comunali.